MEP

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Il Mep — Movimento per l’Emancipazione della Poesia — nasce a Firenze otto anni fa con l’intento di reintrodurre la poesia nella vita di tutti i giorni. Per farlo, i suoi membri hanno scelto un metodo semplice ma diretto: l’attacchinaggio di poesie sui muri delle città. Ho intervistato alcuni di loro che ci hanno spiegato come è nato il movimento e quali obiettivi si pone.

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Chi fa parte del Movimento per l’emancipazione della poesia ?


“Accettiamo chiunque tra le nostre file, non c’è selezione all’ingresso. Per questo motivo consideriamo il Mep un movimento sociale più che artistico, siamo totalmente inclusivi. Quello che chiediamo a chi decide di farne parte è la militanza, la partecipazione. Al nostro interno ci sono persone che non scrivono poesie ma che in certi momenti si rivelano più utili di chi scrive. All’interno dei singoli gruppi può cambiare la composizione del nucleo ma la missione rimane sempre la stessa.”

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Le vostre opere sono protette da copyright?


Siamo protetti da licenza Creative Commons. Tutto quello che scriviamo può essere riprodotto a patto che rimanga integro nella sua forma, che venga citata la fonte e che non sia a scopo commerciale. Le nostre poesie possono essere diffuse da chiunque ma ciò deve avvenire in maniera totalmente gratuita. I membri non hanno nessun tipo di guadagno.

Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia pare dunque il frutto di una somma di autonomie nel rispetto della reciproca interdipendenza. Per non dire un’entità superiore, sovraindividuale, con gli occhi grandi come il mondo.

“In un normale circolo poetico avremmo la totale libertà di fare quello che vogliamo, dalle firme con nome e cognome, ai reading, ai flash mob: il massimo della potenza di un circolo chiuso. Invece che in un cerchio noi siamo in una ‘u’, un circuito aperto, un non-circuito, con cui possiamo acquisire tutto quello che c’è fuori. La chiusura non ci interessa per niente”.

FONTI:
Teatrionline
Thesubmarine
Manifesto